
Mentre il mondo si divide tra chi teme l’Intelligenza Artificiale e chi la usa solo per generare meme, c’è chi ha scelto di andare molto più a fondo: capire come funzionano davvero queste tecnologie e quale ruolo possono avere nel futuro dell’umanità.
Quel qualcuno è Antonio Orvieto. Dall’Università degli Studi di Padova fino all’ETH di Zurigo, il suo percorso lo ha portato a diventare Research Scientist al Max Planck Institute e Principal Investigator all’ELLIS Institute di Tübingen, due tra i centri più avanzati al mondo nello studio dell’intelligenza artificiale.
L’Intelligenza Artificiale non è solo calcolo
Se in passato le macchine sostituivano soprattutto il lavoro fisico, oggi iniziano a interagire con attività che consideravamo profondamente umane: scrivere, progettare, analizzare, immaginare soluzioni. Ed è qui che emergono le domande più interessanti.
Cosa succede quando una macchina è in grado di aiutarci a risolvere problemi complessi?
Come cambia il nostro modo di lavorare, di pensare e persino di fare ricerca?
Nel dibattito pubblico l’AI viene spesso raccontata o come una minaccia che sostituirà gli esseri umani o come una tecnologia miracolosa capace di risolvere tutto.
La prospettiva di un ricercatore è diversa.
Studiare l’intelligenza artificiale significa anche interrogarsi sui suoi limiti, sui suoi meccanismi interni e sul modo in cui può diventare uno strumento affidabile e utile per la società.
Il lavoro di Antonio Orvieto si muove proprio in questa direzione: comprendere le basi matematiche dei modelli di apprendimento per renderli più solidi, più interpretabili e più efficaci.
Perché dietro ogni algoritmo non c’è solo potenza di calcolo, ma anche una domanda umana che lo guida.
Il MATCH tra logica umana e potenziale artificiale

Il tema di questa edizione, MATCH, combacia con il lavoro di Antonio: da una parte la velocità di calcolo e l’enorme capacità di elaborazione delle macchine. Dall’altra la curiosità, l’intuizione e la capacità di porre domande che appartengono agli esseri umani.
È proprio in questo spazio di incontro che si gioca il futuro dell’AI.
Antonio ci dimostrerà che l’Intelligenza Artificiale può essere un campo di gioco dove il “match” lo vinciamo noi, se impariamo a giocare con le regole giuste.